#VociAmichedalWeb: Mistral

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© maurimarino, per gentile concessione

Gli incontri migliori, non di rado, avvengo per caso.
Un giorno scrissi un post che a Mistral piacque e che commentò, a me piacque il suo commento e incuriosito andai a vedere cosa scrivesse lei. Cominciò così, semplicemente.
Da allora, il suo blog Ombreflessuose è diventato un luogo a cui tornare con piacere, ogni ritorno condito di gradevoli aspettative; giammai disattese, ma sempre ricambiate, e ancor più premiate, con la musicale grazia leggera dei suoi componimenti brevi, garbati, lucidi eppur privi di vera malinconia, quand’anche ne esprimano, che mi fanno pensare a degli haiku giapponesi. Ora tristi ora allegri, ora introspettivi ora di più ampio respiro, di belle immagini e limpidi sguardi sul mondo, dal cui delicato tratteggio lasciarsi accarezzare come da una dolce brezza.
Non a caso, Mistral ha scelto come suo nome d’arte quello di un vento, l’antico nome del Maestrale. Che è una curiosa associazione, perché trattasi di un vento capace di soffiare impetuoso, dunque nient’affatto una brezza. Ma non me ne stupisco. La furia del Mistral, intesa come metafora di forza e passione, è ciò che la mia amica di penna (si dirà così anche quando si scrive con una tastiera?) ha dentro di sé, e sa tradurre per noi in delicate immagini col suo animo gentile.
Come ho già avuto modo di osservare in un precedente commento, le sue parole in versi costituiscono una piccola magia, che a ogni incontro si rinnova.
Oggi vi ripropongo un suo post di fine agosto che avevo apprezzato in modo particolare; il che mi ha facilitato la scelta, perché il ventaglio di possibilità sarebbe stato piuttosto ampio 🙂

Avatar di ombreflessuoseOmbreflessuose

Stai con me tra il sogno e il visibile

quando l’amore sorge e il vento s’incammina

Resta con me all’ imbrunire del tempo

tra le finite gioie e le bugie del cuore

Stai ancora, sul limite di questo attimo

mentre il mondo  dorme e l’anima sospira

          Ombreflessuose

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#FioreGiallo n° 17 (o dell’A volte ritornano) #SottoUnUnicoCielo

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Secondo vascello che prende il largo per conto proprio, staccandosi dalla nave-madre. E non certo l’ultimo, non ancora 🙂
Questo nuovo blog vi sarà già più familiare del precedente, perché nasce dal filone dei miei fiori gialli, che proseguiranno su tale spazio a loro dedicato. Fin qui tutto bene. Già, ma perché nove?

Avatar di Dario AngeloNove fiori gialli

© maurimarino © maurimarino

…ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell’unico luogo che c’è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri, penso che sia un luogo magnifico.

Alessandro Baricco, I barbari. Saggio sulla mutazione

E così, sono tornato a fare una delle cose che più amo, e che mi è propria come forse nessun’altra. Sono tornato a scrivere, fanno ormai un paio di mesi.
In tempi non sospetti ho affermato che io sono ciò che scrivo, e quando non scrivo significa che non sono. Il che, mi si potrebbe obiettare, suggerisce l’idea che io non sia altro che parole. Ripensando alle tante secche del mio passato recente e meno recente, non mi sento di smentire in toto tale supposizione. E tuttavia, a maggior ragione, pensate dunque cosa debba essere quando…

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Veni, vidi, Vinci

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Una volta tanto, non vi parlo di calcio 🙂

Io non seguo il tennis, l’unico incontro che mi sia capitato di vedere in tv è stato un match quasi mitico fra Ivan Lendl e Paolo Canè (il “quasi” è per l’impresa solo sfiorata dal nostro), una vita fa.
Non è che non mi piaccia, anzi, se mi avanzasse il tempo di seguirlo credo mi ci appassionerei volentieri. Diciamo che non seguo il tennis per lo stesso motivo per cui non seguo più la Formula Uno, nonostante continui ad interessarmene. Ovvero, non posso passare davanti alla tv più ore di quante già me ne conceda, rischierei di diventare un elemento di arredo fuso assieme alla mia poltrona.

Di conseguenza, non ho mai visto un solo set giocato dalla Pennetta o dalla Vinci, anche se so bene chi siano. E tuttavia, stamattina, la rassegna stampa mi ha offerto un paio di pezzi, sulle imprese di ieri delle nostre due tenniste, che mi hanno emozionato. Sia per cosa mi hanno raccontato, sia per come.
Ho quindi pensato di riproporli qui di seguito. E buona lettura.
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Un nuovo arrivato #SottoUnUnicoCielo

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Eccoci qua. Il primo nuovo praho è salpato (se non avete idea di cosa stia dicendo, leggete qui ciò che scrivevo ieri 🙂 ). Sono molto contento di questo varo, visto che non è la prima volta che ci provo, e spero che sia quella buona. Alcuni di voi forse ricorderanno che, un paio di anni fa, avevo aperto un secondo blog, dal titolo I Bastioni Occidentali, in cui avevano fatto la loro comparsa appena due post: dapprima, un’insieme di fotografie di luoghi non specificati, corredati da didascalie molto fantasiose, e poi una lettera di un certo Bill a un certo Dave. Dopodiché, più nulla. Almeno fino a oggi.

Oggi, quel blog si chiama Hazen Mavi (che si pronuncia asèn mavì, alla francese) e in primo luogo contiene quei due vecchi post, che hanno conservato il loro perché.
Quel certo Bill sono io, ovvero, il mio alter ego letterario. Come, ma non era Julian Vlad? No. Se lo pensate, vuol dire che non siete stati attenti, o non avete letto bene la mia pagina di presentazione 😉
Julian Vlad è un personaggio di fantasia con un volto e caratteristiche ben precise, e non mi assomiglia per niente. Io uso il suo nome come alias, e sono consapevole che questo possa generare un po’ di confusione. Ma in fin dei conti, sono l’autore e posso fare ciò che più mi aggrada 😀
Il mio solo ed unico alter ego letterario è questo Bill, che non è soltanto simile a me, sono proprio io, o meglio una possibile versione di me stesso molto fedele all’originale, che si muove in universo immaginario alternativo, per quanto quasi identico, al nostro.
Il Dave, al quale il me-stesso-Bill si rivolge nella lettera di cui sopra, è uno scrittore, insegnate e giornalista, e per il momento non si è ancora palesato. Ma lo farà presto.

I luoghi non specificati, con i nomi fantasiosi che ho attribuito loro, che si trovano in un contesto abbastanza noto, ma non sono così riconoscibili se non da qualcuno che sia stato proprio lì (e fra qualche tempo, sarà lo stesso Bill a svelarvi di che posto si tratti), sono stati e sono la mia fonte di ispirazione per lo scenario di alcune delle storie che compariranno in questo blog. A partire dalla prima, che è quella che ho ribloggato qui di seguito, fresca fresca. Alla fine, compare un personaggio che si presenta con un nome un po’ astruso, ma che invita i due ragazzi cui si rivolge a chiamarlo Vladi. Secondo voi, di chi si tratterà mai? 😉

Avatar di Dario AngeloHazen Mavi

© maurimarino © maurimarino

– Dici che si porta dietro un alter?
– E che se ne fa di un alter qui da noi? Ci va a pesca nel fiume?
– Spaventa i selvaggi!
– Non dire idiozie. E poi non ci può stare, un alter, in questo posto.
– E perché mai?
– Dì un po’, da quanto tempo sei qui? Su questo mondo, voglio dire.
– Sarà un mese fra due giorni.
– E in un mese non hai ancora capito che certe cose da noi non sono ammesse?
– Non è vero! Io li ho visti, degli alter. Stavano ai lati della pista quando sono arrivato.
– Ma certo, è un aeroporto. E’ sorvegliato dai federali, per forza ci sono degli alter. Servono per garantire la sicurezza di quel perimetro.
– Allora vedi che li avete anche qui?
– No, non siamo noi che li abbiamo. Appartengono ai…

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11 Settembre 2001 (#SottoUnUnicoCielo)

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UR_9_11_01Questo non è uno dei miei consueti post.
In primo luogo, perché non è un post, ma un vero e proprio articolo, di oltre 4000 parole. In secondo luogo, perché è una cosa che non ho scritto adesso, ma 14 anni fa, a corredo di una tesina per un’amica che frequentava l’Accademia di Belle Arti.
In terzo luogo, ultimo ma più importante di tutti, perché pur sotto forma di commento a un’opera di fantasia (che, come leggerete, di fantasia purtroppo ne contiene ben poca) costituisce un tributo. Alla memoria.

 

INTRO

UNA STORIA COME UN’ALTRA (?)

E’ lecito supporre che chiunque entri in un’edicola con l’intento di comprare un albo a fumetti, e si appresti più tardi a leggerlo, in cuor suo sia pienamente consapevole (e forse anche desideroso) di accostarsi ad un’opera di pura invenzione, qualunque sia l’argomento trattato o il contesto più o meno realistico in cui si svolga l’intreccio.
Supposizione che è possibile estendere ai lettori di fumetti di qualunque età, dal ragazzino o adolescente in cerca di avventura ed eroismo ben raccontati, allo studente universitario che per staccare ogni tanto la spina ami immergersi negli ampi orizzonti della fantasia disegnata; dal collezionista trentenne appassionato a tal nobile forma (non di rado ingiustamente sottovalutata) di arte “sequenziale”, al maturo padre di famiglia che da cinquant’anni a questa parte abbia mantenuto un affettuoso legame con quel mondo di immutabili, confortevoli orizzonti (e granitici valori) che sin dal ‘48 vede all’opera, infaticabili, il grande Tex Willer e i suoi pards.
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Sotto un unico cielo

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Brandon Lee, The Crow © Julian Vlad 1996. Matita e china, riprodotto da un'elaborazione grafica di autore sconosciuto

Brandon Lee, The Crow © Julian Vlad 1996. Matita e china, riprodotto da un’elaborazione grafica di autore sconosciuto

Questo è un periodo di cambiamenti. O, per meglio dire, di evoluzioni.

Alcune cose, come le cattive abitudini, tendono a restare le stesse.
Ma a volte (evviva!) si scopre che è possibile cambiarle.
Una delle mie cattive abitudini è sempre stata quella di lasciarmi trasportare dall’entusiasmo, e annunciare novità che poi, quale ne sia stato il motivo, non sono riuscito a concretizzare. Stavolta no. Perché il cambiamento è già in atto, e ciò che avevo in mente di fare lo sto realizzando proprio ora.

Ho scelto di illustrare questo post con il disegno qui sopra, perché mi ricorda, appunto, un momento come quello attuale. Il preciso giorno di 19 anni fa in cui, a partire da uno spiacevole imprevisto, gli eventi si misero in moto, sprofondandomi in una crisi che investì ogni aspetto della mia vita.
Nel giro di qualche mese, il permanere di tale stato di crisi, sempre più acuto, mi portò a fare delle scelte radicali. Dalle quali ottenni svariati benefici, e nuove opportunità di crescita umana e professionale. Di fatto, da un periodo di stallo e auto-consunzione passai a una fase di evoluzione.
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#VociAmichedalWeb: Davide

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Davide è uno dei primi blogger che ho incrociato lungo questo mio percorso virtuale, anche se all’inizio lo conoscevo solo come Love2lie.
Rispetto a me è tanto giovane da poter essere mio figlio (se io fossi diventato padre a 19 anni; cosa che a pensarci mi scappa un po’ da ridere, perché mi immagino la congestione che sarebbe venuta al mio vecchio, sempre così rigido sulle sue posizioni 😀 ), ma nonostante la differenza di età ci siamo intesi fin dalle prime battute. Le parole, come gli occhi, sono lo specchio dell’anima. E le anime sincere non hanno età, sono realtà quantiche.

Ricordo il suo primo post, dal titolo “Perché scrivo?”. Un’ottima domanda, me la sono posta anch’io svariate volte. E ho trovato non una ma molte risposte, tutte pertinenti. Fino a quella giusta. Ma sto divagando: rimettiamo il focus sul protagonista, cioè su Davide.
La risposta alla propria domanda se l’era già data da solo, fra le righe di quel primo post, e traspare da ognuno dei successivi. Davide scrive per raccontarsi, e attraverso il racconto, per comprendersi, per accettarsi, per divenire. Stephen King sostiene che esistano due fondamentali categorie di scrittori: chi scrive per trovare se stesso, e chi per trovare un pubblico. Sia lui che io apparteniamo alla prima categoria. Ammesso che io possa definirmi uno scrittore, cosa che in effetti non sono né mi sento, perché per mia stessa definizione io sono un cantastorie.

Lui invece uno scrittore lo è davvero. Parola mia. C’è un altro motivo secondo me perché uno come Davide si svegli un mattino e decida di aprire un blog, e lo mantenga poi attivo per anni. Perché scrive da dio. E uno che scrive da dio come lui, non può che accettare il proprio destino e palesarsi alle moltitudini 🙂

Leggere per credere: giusto per farvi un esempio concreto ho ribloggato il suo ultimo post. In cui si accorge di aver smarrito la leggerezza nell’approcciarsi alle ragazze. Ed esprime questo suo convincimento attraverso un racconto a cui non smetto di tornare, tanto mi piace, e trovo dipinto con autentico talento. Di quei talenti che sanno apparire con leggerezza (eccola!), senza neanche darlo a vedere, perché la naturalezza dei movimenti e delle pause e del ritmo è insito nel concetto stesso di talento.

Credo sia il caso di fermarmi qui, prima che Davide possa essere indotto a pensare che voglia chiedergli qualche favore, chessò, un prestito (o un autografo… questa per capirla sul serio dovete leggere un po’ di ciò che scrive di sé) vista la sviolinata che ho messo giù 😉
Ma se un po’ mi seguite, già lo sapete: io dico sempre, e soltanto, ciò che penso davvero.

Io sono della Roma (3/3)

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IoSonodellaRoma

Roma, stadio Olimpico, 19 marzo 2012. Foto di gruppo in mezzo agli amici abbonati dei Distinti Sud settore 23B, poco prima di un Roma-Genoa terminato 1-0 con rete di Osvaldo

(segue dalla seconda parte)

In settimana, poi, in campo europeo ci sono state altre gradite conferme e altrettanto gradite sorprese. Il Bayer Leverkusen ha confermato che la podistica formellese, negli ultimi due anni, pur oggettivamente mostrandosi come un buon collettivo capace di esprimere un calcio apprezzabile, in classifica è andata oltre il proprio reale valore più per demeriti di squadre come Napoli e Fiorentina, per tacere delle assenze comprensibili quanto ingiustificate delle milanesi, che per veri meriti propri.
Sotto lo sguardo sornione del loro ds, il nostro amatissimo Rudi Voeller, che non porta più i baffetti da sparviero ma ha ancora quella faccia da vecchio volpone, tale e quale quella volta che dopo un goal sotto la Sud si limitò ad esultare facendo l’occhiolino, come a dire “facile, no?”, i rossoneri di Leverkusen hanno spazzato via le illusioni di Lotito & C di misurarsi con le grandi d’Europa, invero alimentate dal golletto all’andata del Keita minore (tale perché giovane, e perché il maggiore, sia come età che come qualità e come tutto, gioca da noi), ristabilendo il giusto ordine delle cose.
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Io sono della Roma (2/3)

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Roma, 19 marzo 2012. Stadio Olimpico, Distinti Sud settore 23B. In attesa di Roma-Genoa

 

(segue dalla prima parte)

Il debutto bianconero è finito dunque con una sconfitta inattesa, e clamorosa anche sotto il profilo storico-statistico: mai nella storia la Juventus aveva perso una prima di campionato giocata di fronte al proprio pubblico.
D’accordo, non è il caso di esagerare le proporzioni di questo risultato, era solo la prima partita e valeva 3 punti come tutte le altre. Però dal punto di vista psicologico è stata una bella mazzata: presentarsi di fronte ai propri tifosi per l’esordio in campionato nel ruolo di favorita per la conferma del titolo, e uscire sconfitti contro una medio-piccola, non è certo una cosa che possa dare morale e autostima.
Anzi, nelle dichiarazioni del post-partita, pensando all’impegno successivo, cioè a quel Roma-Juventus che andrà in scena fra poche ore, alcuni giocatori juventini hanno iniziato a ricordare come sia da molto tempo che non gli capiti di perdere due partite di fila. A parte il fatto che, per come la vedo io, mi pare doveroso e giusto approfittare del momento per azzerare il contatore di questa particolare statistica 😉 …ma non mi sembrano, queste, dichiarazioni volte a risollevare il morale dopo una falsa partenza. Anzi, denotano una certa insicurezza. Bene! 😀
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Io sono della Roma (1/3)

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Me

Roma, 17 marzo 2012. Selfie al Museo di Palazzo Massimo alle Terme, con indosso una tuta di rappresentanza acquistata al Roma Store di Piazza Colonna in un precedente soggiorno

Nelle intenzioni della vigilia, questo avrebbe dovuto essere un post di analisi della settimana calcistica appena trascorsa: conferme e sorprese della prima di campionato, la conclusione dei preliminari di Champions e i successivi sorteggi della fase a gironi…

Poi, però, ieri mattina ho potuto apprezzare un video di grande forza espressiva, dedicato alla madre di tutte le partite che si giocherà quest’oggi alle 18 all’Olimpico di Roma, e il trasporto passionale del mio core giallorosso ha avuto il sopravvento. Scriverò lo stesso di ciò che avevo in mente, ma con un marcato timbro di tifoso romanista.

La Serie A 2015/2016 si è aperta sabato scorso con la Roma che ha impattato 1-1 al Bentegodi di Verona contro l’Hellas, fra (nuove) luci e (vecchie) ombre. Al rango di luci si ascrivono le parate di Szczęsny, ma soprattutto l’atteggiamento di Dzeko, uno che fa reparto da solo, si abbassa a dare una mano in difesa e in ogni zona del campo, dialoga con i compagni scambiando di prima (di esterno, e di tacco) su un campo allentato, dimostrando che la scusa del terreno imperfetto che limita i gesti tecnici è buona solo per quelli che di qualità tecnica non ne hanno abbastanza. Continua a leggere

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