Suffragium necesse est

Tag

,

Immagine tratta da qui

Come dite? Sono arrivato tardi? Siamo già in silenzio elettorale? E sti gran cazzi?

Di fronte al palese disegno eversivo degli attuali partiti di maggioranza e di governo, una piccola forzatura delle regole cosa vogliamo che sia. Oggi del resto è il primo giorno di primavera, tempo di risvegli. Orsù, dunque, risvegliamoci.

Se mai è stato non solo opportuno ma doveroso, necessario, fondamentale schierarsi e recarsi alle urne ed esprimere un voto netto e inequivocabile, domani, domenica 22 marzo 2026, e dopodomani, lunedì 23 marzo 2026 (ma solo fino alle 15, prestare attenzione please), cade una di quelle occasioni in cui tutto ciò è vero oltre ogni ragionevole dubbio o area politica in cui ci si riconosca.

Voglio qui affermare il mio pensiero con assoluta chiarezza: è di fondamentale importanza andare a votare, e votare NO, per impedire a un governo di estrema destra di assumere il controllo della magistratura e dunque del potere giudiziario, che per definizione é e deve restare autonomo dalla politica.
Per evitare che questo Paese diventi uno stato autoritario come l’Ungheria di Orbán, e scivolare pericolosamente più vicino ai tempi bui di un secolo fa.
Dite che vedo fascisti dappertutto? Che quei tempi sono lontani e non torneranno più, che è una cosa impossibile? Iniziamo a fare la nostra parte perché ciò non possa accadere, poi vediamo, dai, che dite? E vi prego di ricordare che io mi oriento a destra. Sono assolutamente al di sopra di ogni sospetto di comunismo o anche solo di socialismo. E ancor di più di fascismo, mai nella vita, meglio morto che fascista.

E perché, di grazia, ritengo che la riforma della giustizia proposta e sostenuta dagli attuali partiti di maggioranza, su cui siamo chiamati a esprimerci con consultazione referendaria nei prossimi due giorni, contenga un disegno eversivo?

La risposta è semplice e si chiama Alta Corte di Giustizia Disciplinare, sulla quale l’AI di Google ci può riassumere questo:


L’Alta Corte di Giustizia Disciplinare è un organo proposto nella riforma costituzionale della magistratura (connessa al referendum 2026), destinato a sostituire la Sezione disciplinare del CSM. Composta da 15 membri, giudicherà in via esclusiva gli illeciti dei magistrati ordinari, mirando a maggiore terzietà rispetto alle correnti.

Ecco i punti chiave del progetto:

– Funzione: Sostituisce il CSM nella giurisdizione disciplinare su magistrati giudicanti e requirenti.
– Composizione: Previsti 15 membri, inclusi accademici e avvocati nominati dal Presidente della Repubblica, con l’obiettivo di separare la funzione giudicante da quella elettiva del CSM.
– Obiettivo: Rafforzare l’indipendenza del giudice disciplinare, sottraendolo alle dinamiche correntizie interne alla magistratura.
– Dibattito: Sostenitori evidenziano trasparenza e credibilità, mentre alcuni critici sollevano dubbi sull’indipendenza del nuovo organo e la mancanza di garanzie costituzionali specifiche.

L’istituzione mira a rendere effettiva la responsabilità disciplinare, separandola nettamente dall’autogoverno della magistratura.


Sembrerebbe una cosa buona e giusta, ve’? Peccato che quello che la sintesi elaborata dall’AI non riporta (AI che è uno strumento come un altro, intelligente quanto chi lo ha creato e istruito, e dunque necessita che se ne valutino le risposte) è che questo nuovo organo disciplinare sarà composto, come da proposta di riforma di cui sopra, per il 60% di magistrati, accademici e avvocati, e per il 40% da esperti nominati dal governo.

Ora, trovo sia senz’altro corretto che i magistrati non si possano giudicare interamente da soli, che se la cantino e se la suonino, come ad esempio fa l’AIA (Associazione Italiana Arbitri), che di certo è molto meno importante per la vita del Paese ma è molto più presente nella quotidianità dei molti fra noi che siano appassionati e tifosi di calcio. Ritengo giusto e opportuno che un organo disciplinare della magistratura abbia in sé una componente per così dire “laica”, di espressione del governo, epperò limitata, in modo che il governo possa dire la propria, esprimere un parere, contestare una decisione o proporla. Non però determinarla, o peggio ancora imporla, sennò l’indipendenza della magistratura che fine farebbe, dico bene?

Ebbene, direte voi, 60 a 40 è una proporzione non certo bulgara. Lo pensavo anch’io fino a qualche giorno fa. Poi un amico mi ha fatto notare che, con questa proporzione, al governo è sufficiente convincere l’11% dei membri della Corte a sostenere le proprie posizioni, e ottenere così la maggioranza assoluta in seno alla Corte medesima. Dal momento che i membri previsti sono 15, il 60% (dunque 9) espressi in ambito giuridico, il restante 40% (dunque 6) in ambito politico, la maggioranza si ottiene con 8 membri contro 7. Se, già di base, i membri espressi dal governo sono 6, è sufficiente attirarne 2 dalla propria parte ed ecco che qualunque azione disciplinare nei confronti di un magistrato che venga sottoposto al giudizio di sta Alta Corte Fascista, che di questo si tratta santo cielo, può assumere un carattere intimidatorio!

Ma dico, stiamo davvero scherzando? Proprio vero, come a volte ci viene fatto notare da qualcuno, che per nascondere bene ciò che non si vuole che si noti è sufficiente metterlo in bella vista. Magari in cima a un cumulo di scartoffie in fondo inutili e che non risolvono una beata ceppa di tutti i problemi (che pure esistono) relativi alla magistratura, ovvero le norme sulla separazione delle carriere e altre amenità tecniche noiose, cavillose e del tutto irrilevanti; ma che fanno corpo, creano confusione, inducono le persone (e fra queste anch’io, fino circa all’altroieri) a pensare che in fondo osteggiare sta riforma solo perché proposta dall’attuale governo non meriti la fatica.

Certo che la merita, invece, cazzo! Sono mesi che Meloni & C. vanno davanti a microfoni e telecamere a dire a tutti che con questa riforma certe cose non saranno più possibili, ovvero (nel loro linguaggio) che i magistrati non potranno più applicare le leggi e mettere i bastoni fra le ruote alle loro decisioni del cazzo, come ad esempio la collocazione di migranti e richiedenti asilo nei centri in Albania, al momento i canili più costosi della storia del mondo tirati su a suon di denaro pubblico, da e verso i quali fanno inutilmente la spola navi della Marina Militare italiana a laute spese di altro denaro pubblico, che tanto paga Pantalone, paghiamo noi con le nostre tasse. Ce lo dicono apertamente, e noi facciamo spallucce, pensiamo che esagerino, che stiano facendo scena. Come no.

Stanno dicendo maledettamente sul serio, ed è proprio per questo che si sono spesi così tanto per gridare ai quattro venti quanto questa riforma sia importantissima e necessaria per il buon funzionamento del Paese. L’idea del Paese che loro hanno in mente, ovviamente, uno stato autoritario governato da forze di estrema destra che siano libere di fare ciò che vogliono, anche di frodare l’INPS tanto per fare un esempio reale e concreto, senza che nessuno possa contestare loro nulla in sede civile e penale.

Dunque, riassumendo, nei prossimi due giorni è di fondamentale importanza andare a votare, perché a sto giro non c’è quorum e ogni voto conta, e votare NO. Senza se e senza ma.

A meno che non vi piaccia l’idea di vivere in uno Stato in cui la parte che lo governa, e che ci tiene sempre tanto a ricordare che è espressione di una sola parte dell’elettorato e non di tutto il popolo italiano, impegnata com’è in una campagna elettorale permanente, possa fare il bello e il cattivo tempo senza timore che le si chieda conto delle proprie azioni e decisioni.
E se per caso questa idea, di un governo forte e autoritario, vi dovesse stuzzicare, provate a immaginare: e se le sue azioni e decisioni fossero non solo una forzatura di qualche legge ma anche contrarie ai vostri interessi e, soprattutto, ai vostri diritti costituzionali, e voi non poteste appellarvi a nessun organo di contrappeso, che tanto sarebbe inutile perché, per l’appunto, il governo si sarebbe messo nella posizione di poter fare ciò che meglio crede, e voi a quel punto avrete pure beatamente (e beotamente) votato perché potesse farlo? Sareste contenti? Pensateci. E poi andate a votare, e votate NO. Oppure se pensate che, in fondo, potreste pure votare SI, statevene a casa che è meglio per tutti. Anche per voi, fidatevi.

E uscimmo a riveder le stelle

(© 2024 Dario Angelo)

Carissimi,

mi collego a questo thread promosso dall’amico Giovanni (che giocatore!) sulla pagina Facebook di Astuzia&Còre, ottimamente gestita e diretta da n’antro amico nostro, mi fratello don Andrés, per sviluppare qui alcune mie rimembranze e considerazioni tecnico-tattiche le quali, data la mia proverbiale capacità di sintesi, porterebbero via troppo spazio nei commenti dentro i commenti sotto un post di Facebook, appunto.

Continua a leggere

Third Impact

Tag

, , , , ,

(Riassunto delle puntate precedenti: dagli ingorghi sulla tangenziale di Torino alla vigilia di un memorabile viaggio in treno, il primo di molti).

La decisione di quel viaggio costituiva una novità assoluta. Non avevo mai trascorso una notte fuori casa da solo, figuriamoci due.
Prima di allora c’era stata un’unica gita scolastica in terza media durata due giorni, una settimana di campo estivo in una struttura salesiana per due estati consecutive e poi, naturalmente, l’anno di servizio militare. Tutti contesti in cui mi ero ritrovato in un gruppo più o meno ampio di miei coetanei, sotto la supervisione di adulti o superiori di qualche tipo. Da solo, mai.

Continua a leggere

Uno scatto d’orgoglio

Tag

, , , , ,

(Riassunto delle puntate precedenti: che grama vita che vita grama, ero stanco ero stufo, innamorato può darsi, irrisolto di sicuro).

A dire il vero, tutte le caratteristiche del mio personaggio visto da fuori, il bravo ragazzo serio studioso ecc., erano apprezzabili; non c’era niente di male in nessuna di esse. Solo che non erano sufficienti a rappresentarmi né a dire chi fossi e cosa avessi in animo. Mi sentivo ingabbiato, mi sentivo irrequieto a disagio, ma non sapevo come uscire dall’impasse e far emergere un me stesso più autentico.

Continua a leggere

Io e Anna

Tag

, , , ,

(Riassunto delle puntate precedenti: tempi duri, pessimismo e fastidio ovunque, voglia di andare via; per fortuna c’era lei col suo sorriso Durbans, solo che ogni tanto, ecco, bah! #mainagioia).

Di aneddoti come quello che ti ho appena raccontato ne ricordo più d’uno, ma devo essere onesto: avevo anch’io i miei momenti what a fuck; anzi, mi portavo dietro un castello di condizionamenti che avrebbero messo a dura prova la pazienza di un santo. In primo luogo, sollecitato fin da piccolo a conoscere tutte le risposte e a non farmi mai trovare impreparato, nutrivo un sacro terrore di qualsiasi eventuale passo falso. Io non potevo commettere errori, non era previsto.

Continua a leggere

Un pomeriggio memorabile

Tag

, , , , , , ,

(Riassunto delle puntate precedenti: bello tutto, il lavoro, il capo che stressa, i chilometri, il nuovo stadio, la partita nel giorno dei sedici anni di Checco; ma, alla buon’ora, vogliamo parlare di Anna?)

Viso di porcellana, occhi grandi e luminosi, un sorriso capace di allietare la giornata più cupa. Anna è la ragazza più carina del quartiere (che poi è una frazione, ma non sottilizziamo) e, fin da giovanissima, raccoglie su di sé gli sguardi e l’attenzione di tutti. Anche la mia, si capisce. Soprattutto la mia.
Sono il suo più grande ammiratore.

Continua a leggere

Quindici e sedici

Tag

, , , , , , ,

Da sinistra Sebino Nela, Claudio Caniggia e “Pluto” Aldair, nel ritiro estivo della Roma in vista della stagione 1992-93 (foto tratta da qui).

(Riassunto delle puntate precedenti: anni complicati e faticosi, fra demoni urlanti, strade infinite e svariate motivazioni per voler essere altrove).

La prima volta al Delle Alpi fu una riedizione della mia prima volta allo stadio in assoluto, vissuta al vecchio Comunale: un Juventus-Roma. La sfida per eccellenza fra le due regine degli anni ’80, che per me è stata e sarà sempre la madre di tutte le partite. Anche in tale nuova occasione ci andai da “infiltrato” col bus dello Juventus Club di Bra, stavolta insieme al mio vecchio.
Quel pomeriggio pioveva, chissà per quale motivo i cancelli vennero aperti tardi e noi, lì fuori in fila ad aspettare, ci bagnammo un po’. Pazienza. Partita bagnata partita fortunata, si sarebbe detto. Ci mancò poco che lo fosse davvero.

Continua a leggere

Macinavo chilometri

Tag

, , , , , , ,

Stadio delle Alpi, Torino, in un’immagine presa da qui.

(Riassunto delle puntate precedenti: in principio soprattutto fatica, alte pressioni e un dannato demone, tutto entro i confini di una sola regione).

Le mie trasferte di lavoro mi avevano portato a familiarizzare con la tangenziale di Torino. Con le sue uscite, con i rallentamenti e le code che (immancabilmente) si formavano, verso le otto di mattina e dopo le cinque del pomeriggio, intorno a quell’obbrobrio di ingegneria stradale – situato fra gli innesti di Corso Allamano e Corso Francia in direzione nord e di Savonera e Pianezza in direzione sud – che era lo svincolo per la Torino-Bardonecchia. Esempio più unico che raro, per giunta in uno dei punti più trafficati della regione, in cui si vedeva sovvertito un principio fondamentale di un’autostrada: non presentare incroci a raso.
(La tangenziale di Torino è a tutti gli effetti un’autostrada, ha perfino una sigla, A55; ma anche se si fosse trattato solo di una strada a scorrimento veloce, avrebbe fatto poca o nessuna differenza).

Continua a leggere

Di demoni e nuove barriere

Tag

, , , , , , ,

Una calzante rappresentazione di un demone infernale, tratta da qui.

(Riassunto della puntata precedente: un po’ di numeri aggiornati, e poi di nuovo a quella volta di trent’anni fa).

All’epoca dei fatti il cosiddetto Demone Biondo era il mio capo. Uomo di piccola statura e paffutello, con un paio di baffoni biondo cenere e una chioma leonina del medesimo colore, pareva una sintesi fra il compianto Alberto Castagna e il professor Dairi di Jeeg Robot d’Acciaio. Al primo approccio lo si sarebbe ritenuto una persona divertente e alla mano; peccato che al primo approccio ne sarebbero seguiti molti altri, in cui l’impressione iniziale sarebbe virata, radicalmente, verso l’amara consapevolezza di avere a che fare with a fucking asshole.

Continua a leggere

And many more years

Tag

, , , ,

L’interno del Colosseo con vista prospiciente il piano dell’arena o, in altre parole, l’ovale più famoso del mondo © Dario Angelo, Roma, 15 giugno 2021

Caro Dave,

mi sono preso un breve periodo di pausa dal mio racconto, ma non sono rimasto con le mani in mano. Ho viaggiato un po’ fra Milano e Roma,

ad ammirare mostre di grandi artisti1, presenziare a eventi giornalistici2, assistere a partite della Roma3 – tutte vinte, peraltro, daje! – e fare visita a romani de Roma.

Fra tutto ciò ho pure lavorato, che le bollette mica si pagano da sole. Mi son dato da fare, insomma. E ora rieccomi a te, per riprendere da dove ci eravamo lasciati. Procediamo.

Continua a leggere

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora