
Questo post è il prologo ad una storia che avrei voluto raccontare già da un po’, e che nel frattempo ha subito una variazione della trama. Piuttosto netta, direi. Doveva essere la storia di un cane e del suo padrone e del loro rapporto di particolare empatia. Tre giorni fa, purtroppo, è diventata la mia personale versione di “Hachiko”.
Quella di Hachiko, ricorderete, è la storia di un cucciolo smarrito e del fortunato incontro con un padrone amorevole, con cui trascorrerà un periodo di reciproca gioia; fino a che, inaspettatamente, il cane si ritroverà ad attendere per dieci anni, tutti i giorni, fino al suo ultimo respiro, il ritorno di un uomo che non tornerà più.
La mia è la storia di un cucciolo abbandonato e del suo incontro con un padrone amorevole, con cui trascorrerà oltre due anni di giochi, di escursioni e di reciproca gioia; fino a che, inaspettatamente, un giorno l’uomo si ritroverà a cercare il suo amatissimo cane, smarrito, per metà della notte, e ad attendere sveglio il suo ritorno per l’altra metà; e lo cercherà ancora per un mattino e un pomeriggio per ogni dove… fino a trovarlo a pochi passi da casa, ormai troppo tardi per poterlo salvare, ma avendo almeno la possibilità di riabbracciarlo un’ultima volta.
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