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Sostenibilità

Oggi approfitto di un nuovo spunto fornitomi da Matteo Bordone, che con il suo ultimo post (lo trovate sul suo blog www.freddynietzsche.com) ha sollevato un tema affatto banale: anzi, uno di quei temi caldi su cui ci si potrebbe discutere per mesi.
E poichè si tratta di un argomento caldo anche per me (uno dei quali fin qui non ho ancora scritto perchè se comincio poi rischio di passarci le notti), colgo l’occasione per introdurlo invitandovi a prendere visione del filmato proposto da Bordone, e a scorrere la ridda di commenti che tale video ha suscitato, davvero svariati e interessanti.

Ora, la mia è un’opinione del tutto personale, ma ho l’impressione che a questo video – già di per sè capace di provocare forti reazioni e dividere animi e opinioni – Bordone abbia voluto aggiungere un ulteriore carico, sostenendo che si tratti di un filmato a favore del pensiero vegetariano.
A questo proposito, un commentatore di nome Andrea ha osservato:

Massimo rispetto per i vegetariani seri, che motivano la loro scelta personale come – appunto – scelta personale, in modo pacifico e rispettoso. Quelli che non capisci che sono vegetariani finchè non li vedi declinare l’offerta di un piatto a base di carne, insomma.
Ma ci sono anche i templari fanatici che arrivano (anzi, molte volte, direttamente “partono”) a insultare chi non la pensa come loro, adducendo spiegazioni “scientifiche” che di scientifico non hanno niente, in nome di un concetto di “natura” che esiste solo nell’iconografia della prima infanzia. Quelli sono tutta un’altra storia…

Da parte mia, mi sono dichiarato concorde con tali considerazioni, e ne ho aggiunte di ulteriori:

Concordo con Andrea. Mi è capitato di vedere in tv Mario Tozzi dichiararsi vegetariano e spiegare ad una platea di bambini che il nostro intestino non è fatto per digerire la carne, che dunque risulterebbe nociva per la nostra salute. Simili semplificazioni prive di qualunque base scientifica, specie se indirizzate a soggetti vulnerabili propensi a credere tutto ciò che venga loro propinato da cosiddetti “esperti”, sono inaccettabili. E dannose per tutti, anche per il pensiero vegetariano di cui si chiede rispetto. Cosa giusta e dovuta, a patto però che un pensiero non si trasformi in fanatismo religioso e disprezzo del pensiero altrui.
Detto ciò, questo filmato evidenzia una precisa denuncia animalista e salutistica, mettendo in relazione diretta gli aberranti metodi di sovrapproduzione di carne animale con la smodata richiesta di junk food da parte del consumatore occidentale medio. Un chiaro invito alla moderazione, a beneficio della salute umana e del rispetto della dignità degli animali (anche quando allevati a solo scopo di alimentazione umana) che è senz’altro condivisibile da chiunque, non importa se vegetariano o meno.

Ecco, in questo modo mi sono schierato, e vi ho dato un’idea di ciò che penso. Non sul vegetarianismo, ma sull’alimentazione in generale.
Che, non lo si può negare, è un bel problema. Un grosso problema.
Investe tutto, dai nostri bisogni primari, alla nostra salute, alla salute degli animali di cui ci nutriamo, allo sfruttamento delle risorse naturali e dell’ambiente in cui viviamo. Non è solo una questione di scelte personali, se sia meglio o peggio (per la nostra salute e per l’ambiente) essere vegetariani o addirittura vegani, oppure restare onnivori.
Da parte mia sostengo che, come in tutte le cose, sia opportuno ispirarsi a poche ma semplici regole: varietà, equilibrio, moderazione.
Ma oltre a ciò, il problema vero è un altro. Stiamo a discutere, e non di rado a litigare, su questioni di interessi e preferenze personali, e perdiamo di vista il quadro d’insieme.

Non credo di esagerare se dico che dal nostro modo di alimentarci può dipendere non solo il nostro futuro soggettivo, ma il nostro futuro come specie, in quanto mettiamo a rischio quello del nostro stesso pianeta.
Che continuiamo ad utilizzare come un serbatoio di risorse a capacità infinita, quando invece non è affatto così. Stiamo consumando molto più di quanto il nostro ambiente sia in grado di riprodurre e sostituire, per sostenere la nostra domanda di nuove risorse. Continuando così, quando le avremo finite, sarà troppo tardi. Avremo fatto come gli abitanti dell’Isola di Pasqua, che per innalzare Moai sempre più alti e imponenti, per attestare il prestigio di questo o quell’altro clan, a furia di giocare fra di loro a chi ce l’aveva più lungo si sono fottuti tutti gli alberi della propria isola, un tempo fiorente. E dal momento che non avevano dove altro andare, circondati da ogni dove dall’oceano Pacifico, hanno visto crollare la sostenibilità della propria sopravvivenza, e la maggior parte di loro è morta di fame.

Anche noi non avremmo dove altro andare, a meno di trasferirci tutti sottoterra, o su Marte. Allo stato attuale delle nostre conoscenze e tecnologie, più in là, tipo un pianeta abitabile presso qualche stella vicina (luogo finora mai individuato) la vedo difficile.
E lo sappiamo anche piuttosto bene, che la situazione è grave e andrebbe affrontata senza ulteriori indugi: sono anni che se ne parla a livello mondiale, non certo e non solo ad opera di associazioni ambientaliste.
Proprio ieri, il WWF ha twittato un dato che dovrebbe farci riflettere:

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Cosa significa che la Terra è in rosso, e ci resterà per il resto del 2013? Proprio quello che dicevo poco fa: che, secondo i calcoli degli esperti, il fabbisogno di risorse naturali è in deficit, consumiamo più di quanto l’ambiente in cui viviamo possa dare, dunque ci stiamo mangiando il nostro stesso pianeta.

Questo pomeriggio, su Facebook, ho trovato un altro post sempre del WWF che rende ancora più chiaro il concetto:

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A spiegare l’immagine del nostro pianeta mezzo morsicato, queste parole (traduco a braccio):

Oggi è il giorno in cui abbiamo esaurito tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di produrre in un anno.
Ed è solo agosto.

Ogni anno [questo giorno arriva] più presto.
Guarda ciò che si può fare: wwf.to/Shoot2013

Ora, mi rendo conto che promuovere di questi ragionamenti a livello globale sia difficile. Nel senso, che siamo per forza di cose più portati a ragionare sul nostro particolare, sulla nostra esperienza individuale, ad avere cioè un punto di vista estremamente soggettivo. Mettersi a discutere di sviluppo sostenibile a livello planetario potrebbe sembrare un ottimo argomento di conversazione, ma in fin dei conti una cosa di proporzioni tali da farcene sfuggire il senso. Rischia di diventare una chiacchierata su scala troppo ampia, troppo generalizzata, dunque superficiale.

Di conseguenza, ora che ho messo sul tavolo il problema, sono consapevole io per primo che sia necessario scendere ad un livello di dettaglio più quotidiano e comprensibile. In definitiva, più sostenibile.
Ci proverò, e ne riparleremo, spero presto.

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(La foto che compare nell’articolo è tratta da questa pagina web)

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