Partire è un po’ morire

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Sì è affacciato sulla soglia ed è rimasto lì in attesa per due mesi… era ora che un certo personaggio tornasse in scena 😉

Avatar di Dario AngeloHazen Mavi

Il giovane Vladji’har era consapevole di come lo scorrere tempo sia solo un concetto astratto, e il misurare tale scorrimento una mera – per quanto utile – convenzione.
Era altresì consapevole che espressioni come il rallentare del tempo, o il suo accelerare a seconda dei casi, sono dettate da impressioni soggettive dovute alle circostanze. E lui era addestrato a non lasciarsi distrarre, né condizionare, dalle suggestioni di fuggevoli stati emotivi. Poiché un guerriero saggio non fugge dalle proprie emozioni, ma si fida di esse solo dopo aver raggiunto una perfetta padronanza di sé.
E un guerriero potente sa controllarle a proprio vantaggio e farne strumento di più alta limpidezza interiore, allo scopo di guidare se stesso e chi a lui si affida, senza che siano le proprie emozioni a guidare lui.

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Resilient

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© maurimarino 2013, per gentile concessione. https://www.flickr.com/photos/maurimarino/

© maurimarino 2013, per gentile concessione. https://www.flickr.com/photos/maurimarino/

Resilienza.
Un termine di cui avevo studiato il significato a scuola, durante le lezioni di educazione tecnica, a proposito di metalli e altri materiali. E che da allora avevo del tutto dimenticato.
Fino a ieri, quando mi è balzato all’occhio dalle pagine di un quotidiano, sfogliato al bar mentre sorseggiavo un caffè.
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The first step

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Serena de Gier, Hatching (La cova), 2013. Acrylic on canvas, 50 x 100, private collection http://www.serenadegier.com/Serena_de_Gier/Welcome.html

Serena de Gier, Hatching (La cova), 2013. Acrylic on canvas, 50 x 100, private collection
http://www.serenadegier.com/Serena_de_Gier/Welcome.html

Turn the page on a calendar, or replace the old calendar with a new one, are things that in themselves don’t mean anything. The passing of the months, and the years, is a simple convention.
However, even the most distracted ones or indifferent can’t escape to this sense of transition, inherent in the Christmas period. The relaxation of a holiday context involves everyone, also who has to continue his own work; a period dotted with festivities for a couple of weeks, twisted with weekends, lunches and dinners with family and friends, waiting for the midnight toast to New Year’s Eve.
And then, the darkness. Up here in the northern hemisphere we are going through the period of the year with less daylight hours, and it’s cold, wet, foggy. It makes you want to stay at home, warm, and contributes to this sense of something that ends and something else that begins.

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Il primo passo

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Piero Rasero, Nevicata in campagna, 2015. Olio su tela, 50 x 35 http://www.pierorasero.it/home/

Voltare pagina a un calendario, o sostituire il calendario vecchio con uno nuovo, sono cose che di per sé non significano nulla. Lo scorrere dei mesi, e degli anni, è una semplice convenzione.
Tuttavia, anche ai più distratti o indifferenti non può sfuggire questo senso di transizione, insito nel periodo natalizio. Non fosse altro che per il rilassamento di un contesto vacanziero, vissuto giocoforza e di riflesso anche da chi continua a lavorare; punteggiato di festività che per un paio di settimane si rincorrono e si intrecciato ai sabati e alle domeniche, i pranzi e le cene con amici e parenti, l’attesa del brindisi di mezzanotte a San Silvestro.
E poi, il buio. Quassù nell’emisfero boreale stiamo attraversando il periodo con meno ore di luce dell’anno, freddo, umido, nebbioso. Invoglia a stare in casa, al caldo, e contribuisce a questo senso di qualcosa che finisce, e di qualcos’altro che inizia.

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Il Natale che vorrei

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Roma, 20 dicembre 2015. Illuminazione notturna del Foro di Traiano

Roma, 20 dicembre 2015. Illuminazione notturna del Foro di Traiano

E’ da molto tempo, ormai, che ad anni alterni vivo l’approssimarsi del Natale con una certa apprensione. Come se il sopraggiungere della festa che dovrebbe essere (o si vorrebbe che fosse) la più gioiosa dell’anno, piena di buoni sentimenti “istituzionali”, per contrapposizione mettesse in risalto eventuali disagi, di qualsivoglia natura, che ci si porti dietro o si prefigurino all’orizzonte. Ora, lasciamo stare la connotazione religiosa dell’evento, poiché è noto anche ai sassi che il Natale cristiano sia stato sovrascritto, come un upgrade di Windows, sui saturnali di epoca romana che guarda caso si svolgevano proprio in questo periodo. Non è l’ipocrisia fideistica che mi disturba, nella circostanza. Semmai, è la mancanza della magia, di quella aspettativa quasi surreale che quand’ero bambino mi faceva pensare al Natale come a un momento fatato.
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#FioreGiallo n° 24 (o della vita che continua, 2/2)

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Il movimento è vita (op. cit.)

Avatar di Dario AngeloNove fiori gialli

11173003_ori Brad Pitt sulla locandina del film World War Z, diretto da Marc Forster nel 2013

(segue dalla prima parte)

C’è un dato che fa riflettere, nelle scorse settimane è stato riportato in qualche articolo, e mi è capitato di parlarne con degli amici. Per essere sicuro di fornire dei numeri corretti, sono andato a cercarmi una fonte ufficiale.
Dunque, negli ultimi due mesi, per mano di terroristi islamici o presunti tali, fra Europa, Africa e Medio Oriente hanno perso la vita circa 400 persone.
Che è un numero terribile, già una sola vita spezzata lo sarebbe, per una cosa che non dovrebbe esistere. E senza considerare il numero dei feriti, che non mi è noto.
Ebbene, nel 2014, cioè nel più recente anno che è possibile prendere in considerazione nella propria interezza, in Italia 3.381 persone sono decedute a causa di incidenti stradali (fonte: archivio Istat) e oltre…

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#FioreGiallo n° 24 (o della vita che continua, 1/2)

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Avatar di Dario AngeloNove fiori gialli

[http://triptofun.blogspot.it/2013/04/michelachiarlos-guide-to-galaxy.html] [http://triptofun.blogspot.it/2013/04/michelachiarlos-guide-to-galaxy.html]

24/08/2015

Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune, che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore.

(Gandalf rivolto a Galadriel, in Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato)

Cari amici,

come (immagino) alcuni di voi, anch’io ricevo periodicamente le comunicazioni di Aavaz e Change.org, due community che promuovono petizioni e manifestazioni su questioni di interesse pubblico; la prima a carattere globale e ambientalista, la seconda più orientata nel locale e in ambito politico e amministrativo. (Le ricevo perché mi interessano, alcune iniziative le ho condivise e le ho anche sostenute.)

In particolare, da qualche tempo Change.org invita chiunque ritenga di avere un buon motivo perché si faccia portavoce di una propria petizione. Suppongo che esista un comitato di verifica di queste proposte individuali, anche perché penso ne debbano arrivare parecchie e sui più disparati argomenti, non tutti magari così meritevoli…

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I’ll never walk alone

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Altro giro di boa, altra vela al vento. Nuovo blog, per dare spazio al mio spirito animale (e, neanche a farlo apposta, ad altre immagini d’annata di me medesimo 😉 ).

Avatar di Dario AngeloBlackS'n'Orange

Lampo mi accoglie al mio arrivo da scuola, 1982 Lampo mi accoglie al mio arrivo da scuola, 1982

I cani fanno parte della mia vita da quando avevo 6 anni, che è come dire da sempre.
Poiché amo raccontare storie, era ormai da un po’ di tempo che avevo in mente di raccontare la storia di alcuni di loro, dei piccoli amici a quattro zampe che mi sono stati compagni di giochi, di passeggiate, di vita, in salute e in malattia, in ricchezza e povertà, finché è stato (e sarà) dato loro di restare con me. E, a me, di godere della loro leale e affettuosa compagnia.

A partire dai primi, dei quali non conservo immagini (quella qui sopra è più unica che rara) ma solo ricordi; negli anni della mia infanzia, adolescenza e giovinezza di fotografie in famiglia se ne facevano poche, perché la pellicola e lo sviluppo costavano, e l’era delle fotocamere digitali e degli smartphone era ancora…

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Ditelo con un bacio

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Io e Clara, 1975

Io e Clara, 1975

Giusto ieri pomeriggio, mi è capitato fra le mani un mio vecchio album di fotografie. Di sera, poi, ho letto un post di Sherazade che contiene una sequenza di baci lunga 4 minuti, e non ho resistito.

La toccata e fuga qui sopra, ripresa con mirabile prontezza da mia madre (specie considerati i mezzi dell’epoca, quanto meno in seno alla mia famiglia), è anche finita su un giornale locale, appena un paio d’anni fa, a corredo di un’intervista a me medesimo a firma della mia amica Fiorella, per la sua rubrica di tipi braidesi.
Uscito il foglio, me ne sono procurato una copia (una, ma chi ci crede… qualcuna, via!) e l’ho portata a vedere alla Clara, per mostrarle che – pur con quei tre-quattro decenni di ritardo – alla fine eravamo stati scoperti.
E ci siam fatti due risate 🙂
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