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(Riassunto della puntata precedente: la prima sortita di Bill oltre il perimetro, debitamente accompagnato).
Il viaggio in treno mi sembrò interminabile, lì seduto in una carrozza a scompartimenti da sei, con le pareti in legno laminato lucido e i sedili di finta pelle marrone; sopra ogni poggiatesta una cartolina sfocata in bianco e nero di qualche luogo che non stimolava alcun interesse, incorniciata in una finitura dello stesso ottone di cui erano fatte le intelaiature delle finestre, delle porte, dei tavolini ripiegabili posti sotto le finestre; e le maniglie, le cappelliere e le pareti divisorie. Ottone ovunque. Pareva quasi chic. Che poi sarà stato alluminio o qualche altro materiale metallico meno pregiato e opportunamente ottonato, suppongo.
Ricordo che, arrivati a Fossano, pensavo avessimo raggiunto la nostra meta e restai molto deluso dallo scoprire che eravamo solo a metà strada. Vista dal finestrino, la stazione di Fossano – città in cui in futuro avrei studiato e anche lavorato – mi parve piuttosto desolante. Un aspetto che da allora non è migliorato affatto. Chissà per quale motivo le vecchie stazioni di una certa età sembrano mantenere quella stessa età per sempre, incuranti dei decenni.
Arrivati finalmente a Cuneo, non ricordo cosa pensai della stazione che era (ed è ancora, di fatto) piuttosto monumentale, ma solo che il viadotto ferroviario percorso nell’ultimo tratto, sospeso sulla valle del fiume Stura, mi aveva colto di sorpresa con tutto quello spazio aperto in ogni direzione, anche in basso.
“E se cadiamo?” avevo domandato a mia madre.
“Ma non che non cadiamo” mi aveva risposto lei.
Io in realtà non avevo alcuna paura, la mia era stata solo una di quelle domande un po’ petulanti che fanno i bambini, a volte, per attirare l’attenzione degli adulti. Quando ero più piccolo, in una o forse due occasioni avevo sognato di volare, al volante della Cinquecento di mia zia a cui immaginavo fossero spuntate un paio di ali, come alla macchina di Fantômas.
Quel tratto in treno su un viadotto sospeso, in realtà, mi piacque, perché fu la cosa più simile all’esperienza di volare che avessi fatto fino ad allora, e sarebbe rimasta tale per molto altro tempo ancora.
Ma veniamo ai motivi per cui eravamo lì. Mia madre mi stava accompagnando alla premiazione di un concorso scolastico indetto dalle Poste, a cui avevo preso parte quando frequentavo la quinta elementare; quel viaggio però si compi quando già stavo in prima media, non può esservi alcun dubbio a riguardo.
Ci arriviamo, anche su questo punto.
Non ricordo in che modo, dopo tutti i mesi trascorsi dall’invio dei lavori a chi di dovere, fossimo stati informati che figuravo fra i meritevoli di un premio; immagino che arrivò a casa un comunicato per posta. Il concorso era la Giornata del Francobollo, che esiste tuttora e si chiama Giornata della Filatelia, e consisteva nel fare un disegno su un tema specifico; in quella edizione si era trattato de “Il legno nella vita dell’uomo” e io, che con una matita in mano ero bravino, avevo realizzato qualcosa – non ricordo più cosa, il disegno non mi venne mai restituito – che doveva aver soddisfatto gli esaminatori.
Al momento della mia partecipazione avevo dieci anni, all’atto della premiazione undici, e la cosa curiosa è che, solo tre anni anni prima, a un concorso simile non mi avrebbero nemmeno fatto partecipare. E non perché fossi troppo piccolo.
(segue)
CREDITS, NOMI E RIFERIMENTI:
Cuneo, centro storico a pianta ortogonale romana, viadotti, aria fresca e montagne che sorridono.
Fantômas, villain della letteratura francese trasposto anche in alcuni film con Louis De Funès, in almeno uno dei quali fuggiva a bordo di un mezzo che non mancò di catturare la mia fantasia.
Fiat 500 anni ’60 e ’70, un pezzo di storia e un abitacolo simile al cockpit di un aereo. O almeno così pareva a me quando avevo tre-quattro anni o giù di lì.
Fossano, città in provincia di Cuneo famosa per aver dato i natali a Paola Barale e, un giorno non lontano, per ospitare un Istituto di Istruzione Superiore che mi annoverò fra i suoi migliori studenti. Ma anche sti cazzi, in fondo.
Giornata del Francobollo e della Filatelia, concorso di lungo corso che, un giorno non lontano, diventerà famoso per avermi visto un tempo fra i suoi giovanissimi partecipanti premiati (ah ah, dai, piantala!).
Stazione ferroviaria di Cuneo, ha decisamente un suo fascino.
Stura di Demonte, da non confondere con quella di Lanzo, roba di torinesi. Nui àuti sùma ‘d Cùni.
Viadotto Soleri, spettacolare passerella di accesso alla mia città natale.
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