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(Immagine gratuita scaricata dal web)

Siamo circondati da legioni di miracolati.
Questo era già assodato, e da lungo tempo.
Gente la cui sorte, nelle epoche in cui la selezione naturale svolgeva ancora, anche nei confronti del genere umano, il proprio ruolo severo ma giusto di livellamento delle forme di vita meno adatte a prosperare, riprodursi e progredire, avrebbe avuto il proprio destino segnato in maniera ineluttabile.
Un destino breve e misericordioso1.

Invece, grazie a ciò che siamo soliti chiamare “civiltà” senza a volte renderci conto di quale prezzo comporti, certa gente ce la ritroviamo, oggi, allegra e in buona salute a respirare la nostra stessa aria. Che per carità, di aria ce n’è tanta, basta senz’altro per tutti.

Ma fosse solo questo, il problema.   
Il vero problema, anzi, mi si faccia dire, il dramma sociale, è che parecchi di questi miracolati siamo pure stati capaci (o costretti, in vari modi) a votarli perché si incaricassero di governarci e amministrarci, cioè per dettarci le regole del vivere civile, organizzare il nostro rapporto con la cosa pubblica e spendere in maniera opportuna i soldi delle nostre tasse, che fra le altre cose servono a pagare i loro lauti stipendi. Pure questo era già assodato, e da lungo tempo.

Ma forse mai come in quest’ultimo anno, dovendo fare i conti con un evento pandemico globale, la sventatezza delle nostre scelte (se non di quelle di tutti, almeno di una parte così consistente da costituire una maggioranza capace di indirizzare le sorti della popolazione intera) è apparsa in tutta la propria enormità. Un anno in cui i limiti cognitivi di tali miracolati dal voto popolare e dal sistema elettorale, nonché la di loro conclamata e irrimediabile incapacità di rapportarsi con la realtà quotidiana delle persone comuni, del sistema educativo, previdenziale e assistenziale, delle attività produttive, della vita vera del paese, insomma, si sono rivelati in tutta la loro mostruosa preponderanza.

Vi porgo un piccolo esempio ancora caldo di ciò che ho voluto qui sopra affermare. Sul sito della Regione Piemonte, dunque una pagina ufficiale di un ente governativo, non esattamente il profilo Tinder di mio cugino, da ieri sera si possono leggere queste righe, che vi riporto anche col nome di chi le ha pubblicate, giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare:

Il Piemonte ritorna arancione da lunedì, Torino compresa; Cuneo da mercoledì

Autore
Gianni Gennaro
gianni.gennaro@regione.piemonte.it

Data notizia
10 Aprile 2021

Da lunedì 12 aprile passeranno in zona arancione le province di Alessandria, Asti, Biella, Novara, Torino, Vercelli e VCO.
Quella di Cuneo dovrà invece attendere fino a mercoledì 14.

L’inserimento di Torino da lunedì è il risultato della riunione convocata dalla Regione con gli epidemiologi e gli esperti dell’Unità di Crisi. L’analisi tecnica dell’andamento epidemiologico ha infatti indica che il valore dell’incidenza, ovvero il numero di persone contagiate su 100.000 abitanti, è già sceso sotto la soglia di allerta di 250 casi (alla rilevazione di oggi 226.9). La stessa diminuzione avverrà con elevata probabilità prima di mercoledì per la provincia di Cuneo, che al momento ha una incidenza di 261.6.


Ora, io non voglio gettare la croce addosso a questo signor Gianni Gennaro, che nemmeno so chi sia ed è possibile che si tratti solo di un funzionario a cui è stato dato l’incarico di scrivere e firmare un comunicato dettato da altri, dunque senza alcuna colpa né per il contenuto né per il significato. Anzi, sarei pure tentato di mandargli una mail per chiedergli chiarimenti, ma ho il sospetto che ne stia già ricevendo a centinaia, dunque gli risparmio la mia.

Il punto è un altro.
Il punto è che il Comitato Tecnico Scientifico che analizza i dati a livello nazionale, venerdì scorso, ha stabilito che alcune regioni, fra cui il Piemonte, da lunedì 12 aprile possano tornare in zona arancione da rossa che erano, visti gli indicatori della situazione sanitaria in costante miglioramento.
Che uno dice, meno male, siamo stati più allineati e coperti di nuovo per qualche settimana, le misure hanno funzionato, i sacrifici stanno dando risultati, riapriamo qualche altra attività e ripartiamo un’altra volta.

Però.
Però correvano voci che la situazione nelle provincie di Torino e Cuneo (quella in cui abito io) non fosse ancora così buona, e dunque era necessario un supplemento di decisione da parte della Regione Piemonte, che ha la competenza territoriale.
Fin qui nulla di strano, è già successo in varie regioni d’Italia, in alcuni casi addirittura come misura preventiva, che si mantenessero o si istituissero zone rosse circoscritte a singole province o comuni: penso alla provincia di Perugia e a quei sei-sette comuni del ternano mesi fa, a Bologna e il suo hinterland più di recente. Insomma, capivo benissimo che fosse necessario un distinguo, e mi accingevo con serena sopportazione a un’altra settimana di zona rossa.

Invece no.
Il che dovrebbe essere una buona notizia, ma messa così non lo è, perché si è rivelata l’ennesima presa per i fondelli da parte di un’amministrazione di miracolati incapaci e incompetenti.
Apprendo, non senza sgranare gli occhi e sorprendermi della mia stessa sorpresa, dell’ennesima alzata d’ingegno dei nostri governanti regionali, che sembra stiano facendo a gara con quelli della contigua Lombardia a chi generi più confusione, incertezza, disagi e giramenti di cabbasisi fra i cittadini contribuenti e non. A questo turno, l’alzata d’ingegno è di non prendere una decisione provando a usare il cervello, dotazione quanto mai superflua per certa gente, com’era già assodato da tempo, ma facendo decidere i numeri.
Che come scelta tecnico/tattica (e soprattutto politica) ci potrebbe pure stare. Ma l’ulteriore raffinatezza del caso in questione si manifesta nel far decidere i numeri, sì, però solo un po’. Perché i numeri dicono una cosa, una sola, mentre il comunicato della Regione gliene fa dire una e mezza.

I numeri dicono che la provincia di Torino da domani può tornare arancione, mentre quella di Cuneo no. Però, al tempo stesso, la Regione assicura noi cuneesi che si tratta di aspettare solo altri due giorni, perché da mercoledì saremo orange pure noi, visto che, cito testuale “la stessa diminuzione avverrà con elevata probabilità prima di mercoledì per la provincia di Cuneo”.

Ah, be’, con elevata probabilità, allora va bene, no?

MA CHE MINCHIA VUOL DIRE CON ELEVATA PROBABILITA’?????

E’ il sito della Regione Piemonte o un’agenzia di scommesse??

Una probabilità, sia pure elevata, non è una certezza. Se l’andamento di questo indicatore è già così confortante da far ritenere con ragionevole confidenza che fra soli due giorni (anzi, tre, contando pure oggi che è domenica) sarà sceso sotto il livello di guardia, dal punto di vista epidemiologico che caspita di differenza può fare aprire già domani anziché mercoledì, anche se il numerino non è ancora proprio per bene sotto l’asticella per qualche decimale?

Ma non solo. Ora che ci avete dato per certo il cambio di colore a metà settimana (e magari poi ci verrà detto che fosse solo una previsione, peccato che sia stata scritta come un dato di fatto), se poi invece l’indicatore non dovesse scendere come atteso, mercoledì che si fa, ci venite a dire “scusate, la probabilità elevata non ci ha risposto al telefono, la zona rossa è prorogata di altri (inserire numero a piacere) giorni e poi ci risentiamo”?

Ma si rendono conto, questi fenomeni, che insieme a tutti noi si stanno rivolgendo a delle persone che hanno della attività commerciali al momento obbligatoriamente ferme, persone per le quali zona rossa o zona arancione fa tutta la differenza del mondo, e dopo un anno di chiusure forzate e riaperture temporanee, due giorni di chiusura e di mancati guadagni in più, sia a livello pratico che organizzativo, superano l’intollerabile se non dettati da motivazioni più che ferree?

E che per tutti quanti, anche per chi ha la fortuna di poter lavorare da casa, oltre al disagio delle restrizioni e alla preoccupazione per il contagio, che si porta via sempre più volti noti e cari perché le vaccinazioni procedono lente e con indirizzi ondivaghi, a pesare è proprio l’incertezza, alimentata da decisioni cervellotiche e risibili come quest’ultima?

No, che non se rendono conto. Sono dei miracolati, non si rendono conto di cosa costi la dura lotta quotidiana.
Se si trovassero nelle condizioni di doversene rendere conto, si sarebbero già estinti molto tempo fa. Certo, alla prossima tornata elettorale potremmo fare a meno di votarli o di ri-votarli, e spero che saremo in grado di individuare dei soggetti più capaci e meritevoli di fiducia. O se non altro meno incapaci, che sarebbe già un bel vivere.  

Per il momento, però, siamo costretti a confrontarci con queste amenità scritte nere su bianco, e con lo sconforto verso il genere umano di stampo miracolato che tali amenità portano con sé.

Ho una mia teoria, sapete, sui motivi alla base di questo tipo di decisioni.
E non credo siano gli stessi a cui magari state pensando anche voi. Ma ve li racconto un’altra volta. Per oggi mi limito ad augurarvi buona domenica, o quel che ne rimane.
A presto.

Aggiornamento del 13/04/21

Come volevasi dimostrare.
L’elevata probabilità di sabato sera ha risposto con una pernacchia e la Regione Piemonte è stata costretta a fare marcia indietro, con buona pace di parrucchieri, titolari di negozi di abbigliamento e altri esercenti pubblici obbligati da settimane a non lavorare, che quest’oggi stavano facendo le pulizie preparandosi a riaccogliere i propri clienti da domani mattina.
Invece è stato tutto uno scherzone.

Nonostante l’ottimismo e le certezze dichiarate solo pochi giorni fa (che si rivelano oggi per quello che temevo fossero, ovvero delle semplici previsioni, scritte in una forma censurabile o quanto meno improvvida proprio perché mascherate come annuncio di buone notizie), in provincia di Cuneo l’indice dei contagi ogni 100.000 abitanti non solo non è sceso sotto la fatidica soglia dei 250, ma è addirittura salito, dunque la zona rossa è stata prorogata fino a domenica 18 aprile.
E nonostante questa ennesima figura barbina (che fosse solo quella, il problema sono la confusione, il disagio, l’incertezza e la bile dei cittadini) quelli della Regione hanno dimostrato di non avere ancora imparato la lezione, perché nel comunicato di oggi2 scrivono:

Venerdì 16 si procederà ad una nuova verifica dell’evoluzione della situazione, per analizzare la possibilità, in caso di miglioramento dei dati, di anticipare l’ingresso in zona arancione già dal fine settimana.

Ora, in un anno e passa di pandemia, se c’è una cosa che hanno imparato anche i muri, è che i numeri che fotografano l’andamento dei contagi e situazioni conseguenti e connesse non si analizzano di giorno in giorno, ma di settimana in settimana, quando non perfino ogni 15 giorni. Questo perché non basta avere un dato migliore di ieri o ierlaltro per un giorno o due, occorre che vi sia un andamento in diminuzione o quanto meno stabile. Si chiama statistica, è una scienza non così precisa ma abbastanza consolidata nel fornire previsioni entro certi margini di probabilità, è una branca della matematica, ma si vede che a scuola quando spiegavano queste cose quelli della Regione Piemonte avevano fatto sega.

E, dunque, che diavolo volete che cambi in un paio di giorni?
Ma se anche il dato migliorasse, con quale confidenza consentireste di riaprire all’istante determinate attività, con il rischio che la situazione peggiori di nuovo entro pochi giorni obbligando a un’immediata e ulteriore richiusura?
La vogliamo finire di prendere per il culo le persone, e annunciare un giorno una certezza con uno slancio di ottimismo e tre giorni dopo, smentiti dai fatti, continuare a fomentare inutili, pericolose e frustranti illusioni, come dei bambini che non hanno studiato ma provano a girarci intorno guadagnando qualche altro minuto?
La vogliamo finire di dimostrare incompetenza a palate, un livello di comunicazione ridicolo e fuorviante e zero rispetto sia per la situazione sanitaria che per le categorie lavorative?

Mi attenderei una risposta nel merito, ma figuriamoci.


1 Misericordioso soprattutto verso i contemporanei, verrebbe spontaneo dire.

2 Stavolta opportunamente firmato dall’ufficio stampa e non da una persona con nome e cognome, che quel povero cristo di Gianni Gennaro, chiunque egli sia, negli ultimi tre giorni si sarà visto mettere in croce via mail da centinaia se non migliaia di cuneesi giustamente incazzati.