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© Enoteca Palazzo Mentone, via Vittorio Emanuele 120, Cherasco (CN)

Davvero un bel posticino, accogliente e (oserei dire) sorprendente, dove salire a degustare un buon bicchiere di vino e scoprire tanti prodotti tipici, accuratamente selezionati DI PERSONA presso piccole ma belle perché belle realtà locali, lungo tutta la nostra bella perché bella penisola.

Era più o meno da un anno che per varie vicissitudini mie non mi concedevo una visita ai miei vecchi amici Fabrizio Stecca & C. di Think Quality. Un’attesa che ha alimentato il piacere di ritrovarsi con in mano un buon bicchiere di Barolo 🙂

Perché ho scritto “salire”? Perché questa enoteca si trova al primo piano di Palazzo Mentone, a Cherasco. Una elegante location nel centro storico, in Via Vittorio Emanuele, che grazie a Google Street View posso anche mostrarvi:

PalazzoMentone

E ti pareva che la ripresa non fosse stata fatta proprio un giovedì mattina, giorno di mercato 😉

Anyway, il palazzo è quello. Sotto il porticato, proprio al centro, si apre un portone: si suona, si entra, si salgono le scale a destra, prima del cortile, fino ad un ballatoio al primo piano. Ed eccovi giunti in questi bei locali, che vi mostro con qualche immagine presa dalla pagina Facebook dell’Enoteca:

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© Enoteca Palazzo Mentone, via Vittorio Emanuele 120, Cherasco (CN)

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© Enoteca Palazzo Mentone, via Vittorio Emanuele 120, Cherasco (CN)

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© Enoteca Palazzo Mentone, via Vittorio Emanuele 120, Cherasco (CN)

Come potete notare, non di solo vino si parla, ma di un assortimento completo di prodotti tipici, tutti selezionati con un medesimo criterio: prodotti locali, sani, non di rado biologici o biodinamici, dal buon rapporto qualità-prezzo, provenienti da aziende di dimensioni piccole o medio-piccole, conosciute e verificate personalmente da Fabrizio Stecca e dai propri collaboratori.
Aziende – non di rado a conduzione familiare, anche da generazioni – capaci di valorizzare le specificità enogastronomiche del proprio territorio restando fedeli alla tradizione, ai valori della terra e dell’uomo. In una parola: alla sostenibilità.

A questo punto, forse vi domanderete come faccia, io, a sapere tutte queste cose che vi sto dicendo. Semplice: per un paio d’anni, fra il 2010 e il 2012, ho collaborato con Fabrizio & C. ad un progetto di e-commerce legato al vino (potete trovate il loro negozio su eBay). Io ho messo in gioco la mia competenza informatica e progettuale e la mia passione per nuove sfide, applicate ad un mondo per me nuovo.
Loro mi hanno offerto la propria competenza e la propria passione per le cose buone, sane, della nostra terra. “Nostra terra” intesa in senso più ampio, ovvero dell’Italia tutta.

Prima di incontrare Fabrizio e i suoi amici e collaboratori faticavo a distinguere un vino bianco da uno rosso 🙂
Ora invece, se in un ristorante (tanto per fare un esempio) di Roma, scoperto per caso e in cui mi trovo per la prima volta, mi suggeriscono di abbinare ad un piatto di pasta cacio e pepe un bicchiere di Chianti, io domando al ristoratore se si tratti di un Chianti normale o classico.
E quando lui mi risponde “classico”, approvo compiaciuto, e apprezzo l’ottimo consiglio (nonché l’ottimo piatto di pasta con l’ottimo calice di vino: questa scena è successa davvero [°], esattamente tre domeniche fa, presso A Tozzi e Bocconi in Vicolo delle Grotte, zona Campo de’ Fiori… un incontro davvero gradevolissimo, quello con il signor Gianni, ancor più perché inaspettato [°°]; ve ne parlerò senz’altro nel dettaglio, in una molto prossima quanto gradita occasione).

E, fra sabato e domenica scorsa, mi sono reso conto definitivamente di quanto mi fosse mancato, nei mesi precedenti, il profumo di un bel bicchiere di vino 🙂
Nonché la compagnia dei miei amici e conoscenti enologi, agronomi, consulenti enogastronomici, assaggiatori, enotecari. Produttori di vino. Galleristi di opere d’arte, anche, altro piacevole incontro.
Persone che vivono della propria passione, prima ancora che del proprio lavoro, in modo quotidiano, quasi discreto, senza tirarsela, ma coltivando il piacere di condividere le proprie esperienze. Persone, in definitiva, capaci di essere al tempo stesso profonde e semplici, luminose, e che è bello conoscere e frequentare 🙂

E dal momento che in materia, grazie a loro, un po’ adesso ne so qualcosa anch’io; e che loro hanno così tante belle storie da raccontare, e proposte da offrire, ad un pubblico interessato e trasversale, da chi nutra semplicemente qualche curiosità, a chi si diletti da degustatore esperto;
per tutto ciò, nel mio piccolo, sarà mio piacere contribuire a far sì che tali storie e proposte giungano anche voi.

Vi lascio con un paio di foto scattate da me nei locali di cui sopra, domenica scorsa, in occasione dell’inaugurazione dell’Enoteca.
Della prima non vi dico nulla, se non il titolo, l’autore, ed il nome del vino con cui stavamo accompagnando un’ottima lasagna fatta in casa:
“Pranzo fra le opere d’arte”, copyright Giulio Abrigo (ovvero il giovanotto ritratto nella fotografia, enologo e produttore di vino e nocciole in quel di Diano d’Alba), fra due calici di profumato Riesling Oltrepo’ Pavese DOC biologico di La Piotta, ed accanto una colorata e piacevolissima opera dell’artista Coco Cano, allestimento a cura di Evvivanoé.
(L’allestimento dell’opera, of course, non del desco improvvisato di Giulio e mio 😉 ).

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La seconda, mostra un quartetto molto ben assortito, per interessi, caratteri, competenze:

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Da sinistra a destra:

Francesco Rasero, dell’associazione culturale Evvivanoé di Cherasco, che ha allestito le opere di Coco Cano presenti nella sala degustazione di Think Quality;

Carlo Moretto, esperto assaggiatore Onav e Onaf, uomo di vasta e godibilissima cultura, e, fra le altre cose, principale docente dei corsi di avvicinamento al vino proposti da Think Quality;

Fabrizio Stecca, CEO di Think Quality, enologo, imprenditore, selezionatore e consulente enogastronomico, ora anche enotecaro 🙂

il già citato Giulio Abrigo, enologo e produttore dell’azienda Abrigo Giovanni di Diano d’Alba.

Accosciati, cioè, volevo dire, sul tavolo di fronte a loro, sempre da sinistra a destra:

Barolo DOCG Mantoetto Marchese Fracassi, l’unico Barolo che si produca nel cheraschese;

Dolcetto di Diano d’Alba DOCG Superiore Garabei, di Abrigo Giovanni; un dolcetto che non ti aspetti, perché prodotto in una zona particolarmente vocata (non a caso identificata da una DOCG specifica); un vino capace di offrire una piacevole struttura, e di mantenersi nel tempo, pur restando un vino cosiddetto “giovane”.
Ne parlo un po’ di più perché lo conosco bene, non certo per sminuire il Barolo Fracassi, che come ogni buon Barolo fatto come si deve, è degno dell’appellativo di Re dei Vini (o di Vino dei Re, a seconda di come la si voglia girare 🙂 ).

Per ulteriori dettagli, su tutto quanto sopra, ne riparleremo presto.

Stay tuned!!

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(°) Del confronto fra Chianti e Chianti Classico al ristorante, ha scritto (in una scena assai godibile) anche Ben Apfel, nel capitolo #14 del proprio blomanzo Fare fuori la medusa. Una storia ambientata a Roma, neanche a farlo apposta. Stesso vino, stessa città. Adoro queste corrispondenze di amorosi romani sensi! 🙂 🙂

(°°) E ancor più perché fra due romanisti, divisi da 651 km di strade, ma uniti da una stessa grande passione. Anche perché, si sa, per me tutte le strade portano a(lla) Roma 😀

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