Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Wolverine Immortale

Ho visto il fim Wolverine – L’immortale al secondo giorno di programmazione nelle sale italiane, un paio di settimane fa. Avrei voluto scriverne subito, a caldo, ma ulteriori impegni mi hanno fatto ritardare fino ad oggi.
Nel frattempo, il film è schizzato in testa alle classifiche delle pellicole più viste, in Italia come negli Stati Uniti, e sui siti italiani specializzati sono comparse le prime recensioni da parte degli spettatori. Tiepidine, da quel che ho letto.

Da parte mia, nelle due settimane e un paio di giorni trascorsi da che ho avuto modo di vedere questo film, il mio giudizio non è cambiato: delle cinque prove, compresa l’attuale, in cui Hugh Jackman ha fin qui interpretato il mutante canadese sul grande schermo, quest’ultima è senza alcun dubbio la migliore.

Ciò non significa che si tratti di un capolavoro. La trama ad esempio – come scrive Angelo Bottiroli su Mymovies, e condivido – è ricca di spunti e di temi che non vengono poi sviluppati, ma quasi soltanto accennati.
Alcune licenze poetiche sono discutibili, almeno per i fan di Wolverine che ben conoscono il personaggio attraverso le sue storie a fumetti.
Silver Samurai in versione esoscheletro ipertecnologico, tanto per fare un esempio (specie con quelle spade ad incandescenza che vorrebbero forse ricordare la lama Muramasa (°), l’unica in grado di tagliare l’adamantio che ricopre le ossa del nostro eroe, e di ucciderlo sconfiggendone il fattore rigenerante), mi appare un po’ forzato, una sorta di Terminator mal riuscito.

Nonostante ciò, nell’accostarmi ad un film tratto da un fumetto di supereroi, non mi aspetto certo una sceneggiatura da premio Oscar, nè altro che possa far pensare a niente più che ad un prodotto ben confezionato (e questo film a mio avviso lo è). Ciò che mi aspetto è che rispecchi il personaggio, e lo renda tridimensionale.

Io adoro Wolverine, in campo fumettistico è in assoluto il character a cui sono più affezionato. E in questo film, più ancora che nei precedenti, me lo ritrovo appieno. Meglio ancora, ritrovo l’uomo che si fa chiamare Logan, con i suoi tormenti esistenziali. Il suo passato di privazioni e cattività, di sangue sudore polvere e amori perduti, non di rado per propria mano.
Con il suo desiderio di isolamento selvatico e di espiazione; e il richiamo dei sentimenti, che restituisce l’animale, intimamente ferito e selvaggio, all’uomo. E infine, il senso del dover fare ciò che va fatto, che restituisce l’uomo al guerriero, cioè a Wolverine: il migliore che c’è in quello che fa, anche se ciò che sa fare meglio non è molto bello (°°).

Nel rendere tutto ciò attraverso la propria interpretazione, Hugh Jackman è sempre più bravo: un attore ormai divenuto un vero e proprio uomo-Logan. Su questo punto tutte le critiche, anche quelle negative nei confronti del film, sono concordi. Si tratta del personaggio che lo ha rivelato al grande pubblico, regalandogli notorietà e l’inizio di una carriera da star. E’ probabile quindi che vi sia parecchio affezionato, e motivato ad interpretarlo al meglio delle proprie capacità.
Guardando una fotografia di Jackman “in borghese”, sbarbato e tirato a lucido, ho sempre l’impressione che abbia dei lineamenti troppo gentili ed eleganti, che sia troppo “figo” per interpretare un personaggio rozzo e selvaggio come Logan. Eppure, una volta sistemati basettoni e chioma ribelle, la simbiosi appare perfetta: quasi impossibile immaginare una scelta più azzeccata.
Hugh Jackman è ormai l’icona cinematografica di Logan/Wolverine, così come Kabir Bedi lo è di Sandokan e Sean Connery di James Bond (°°°).
A 45 anni, ha l’età e il volto ideale, completo di qualche ruga e altre piccole imperfezioni, per rendere al meglio la figura di un uomo di circa 170 anni che – grazie al proprio fattore rigenerante – è invecchiato solo quel tanto da dimostrarne un po’ più di 40.

Intendiamoci, Wolverine è un personaggio che già di suo funziona alla grande. Ma nel passaggio dal fumetto allo schermo occorreva un interprete credibile, all’altezza delle aspettative dei fan. E Hugh Jackman lo è, assolutamente.
Come ho già avuto modo di scrivere non molto tempo fa, il suo Wolverine è magnifico. Perfetto sia nelle scene più introspettive, che nel rendere lo smarrimento e la sofferenza quasi stupita di Logan, allorchè privato del suo potere di guarigione – lui che non ha mai provato cosa volesse dire farne a meno – si sorprenda a trascinarsi ferito, incerto e sanguinante e con la testa confusa dalle botte. Per non parlare poi dei momenti catartici del “risveglio del guerriero”, in cui recuperato il fattore di guarigione le ferite tornano a rimarginarsi in un lampo (altra esagerazione, ma qui è per evidenti esigenze sceniche), fiero e possente, e con artigli davvero enormi!
(Io possiedo una riproduzione in alluminio di quelli utilizzati per i film degli X-Men, e per quanto già di per sè notevoli, le lame sono larghe la metà…)

Oltre all’interpretazione di Jackman, nel film trovo ben realizzato anche il personaggio di Mariko (Tao Okamoto), nel suo contegno riservato e formalmente ineccepibile, in cui solo gli occhi paiono tradire qualche cenno di emozione. Almeno fino a quando il distacco emotivo e l’autocontrollo non si stemperano nell’attrazione per Logan, rivelando tenerezza oltre che carattere. Mi ha ricordato il personaggio femminile di Taka (Koyuki Katō) ne L’ultimo Samurai, che ha un’impostazione iniziale ed un’evoluzione analoghe nei confronti del protagonista Nathan Algren (Tom Cruise).

Cos’altro dire sul film? In generale, sempre concordando con la recensione di Bottiroli, che il livello di azione e spettacolarità è godibile e pari alle attese, e che vi sono alcune scene cult, fra cui quella del combattimento sul tetto di un treno ad alta velocità; davvero notevole e all’altezza dei migliori film di James Bond. A me è piaciuta tantissimo, e se la mia opinione non vi basta, guardate cosa ne ha scritto Jovanotti, non proprio un pirla qualsiasi, su Twitter (segnalazione di cui devo ringraziare la pagina Facebook ufficiale di questo film):
Wolverine_Jova

Sulla bontà della scena in questione ha scritto anche jaylee sempre su MyMovies, in una recensione in cui fra le altre cose ho apprezzato una definizione di immagine “iconica” davvero azzeccata. Volete sapere di che si tratta? Leggete ciò che scrive jaylee, sennò che ve lo dico a fare 😀

Da parte mia, concludo con una nota sulle scene di combattimento, rese attraverso una scelta registica, a mio giudizio, affatto banale. Niente mirabili coreografie alla Star Wars, ma neanche un potpourri rutilante e inguardabile come in Transformers 2 e 3. Sono azioni spesso veloci, confuse e caotiche, ma non per questo meno apprezzabili. Offrono il fascino realistico di una sorta di presa diretta.
E come sa bene chi frequenta gli stadi, dove e azioni e goal si susseguono senza che lo spettatore possa usufruire di replay o slow motion, ciò che si coglie, e che resta impresso, non è tanto la nitidezza di una scena o di un’immagine, ma l’emozione trasmessa dalla dinamicità del gesto.

E con questo è tutto. Fino al prossimo film! 😉

_________
(°) Pur se viene qui utilizzato in uno scenario di fantasia, il nome non è opera di finzione: Muramasa fu davvero un celebre forgiatore di spade giapponesi.

(°°) In originale, “I’m the best there is at what I do, but what I do best isn’t very nice”, cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Wolverine_(comics)

(°°°) Anche se l’attuale interprete, Daniel Craig, a mio avviso è assolutamente perfetto, specie in riferimento all’originale letterario.

_________
(La foto che compare nell’articolo è tratta da questa pagina web)

Annunci