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Nel mio post precedente citavo il personaggio di Wolverine, in qualità di vecchio amico del mio immaginario personale. Il classico tipo su cui si può sempre contare, e sul quale oggi mi piacerebbe aggiungere qualcosa in più.

Prima di tutto, lo considero “vecchio” in quanto carico d’anni, almeno nella finzione letteraria. Il character in realtà compare per la prima volta in un fumetto nel 1974, dunque è più giovane di me, nonchè della maggior parte dei suoi colleghi supereroi di maggiore notorietà. Sia fra quelli della stessa casa editrice, la Marvel Comics (l’Uomo Ragno, i Fantastici Quattro, Iron Man, Hulk, Thor, oltre agli stessi X-Men di prima generazione, sono tutti nati fra il 1961 e il 1963) che fra le fila della cosiddetta Distinta Concorrenza (la DC Comics, i cui due capisaldi sono addirittura più vecchi di 30 anni: Superman, creato nel 1932 e pubblicato a partire dal ’38, e Batman, giovanotto del ’39).

Il mio primo incontro con l’uomo chiamato Logan, in arte Wolverine, è poi ancora più recente. Per la precisione, i miei personali x-files mi dicono essere avvenuto il 20 luglio del 1999; un giorno all’apparenza qualsiasi, che si rivelerà una di quelle date capaci di segnare la storia del mio immaginario. Giorni speciali dopo i quali il mondo ai miei occhi non è stato più lo stesso, divenendo grazie ad ognuno di essi più colorato, più bello, più ricco di fantasia e di emozioni 🙂

Come il 6 gennaio del 1976, quando la RAI mise in onda – su quello che allora si chiamava ancora Primo Canale – l’episodio iniziale di Sandokan.
E poi il 4 aprile del 1978, con la prima puntata di Ufo Robot Goldrake su Rai 2, all’epoca nota come Rete 2. E ancora, già che ci siamo, nonostante si passi da un ambito narrativo di fantasia ad uno ben più tangibile – ma ugualmente, se non più dell’altro, fonte di grande trasporto emotivo – il 30 maggio del 1984. Una data in cui la maggior parte dei tifosi di calcio della Capitale preferiscono dire non sia successo proprio nulla, per non dover ricordare quale beffa del destino si consumò quella sera, la caduta di un sogno che fino all’ultimo è stato forse troppo bello per essere vero.
Per un ragazzino di 13 anni e 10 giorni, invece, quella sera non fu la fine bensì l’inizio di un sogno ad occhi aperti, di una grande ed autentica passione destinata a durare per sempre. (E prima o poi, spero presto, ne racconterò la storia nei dettagli, perchè è una gran bella storia).

Ma non divaghiamo troppo, stavamo dicendo di Wolverine.
Ehh, quando mi lascio trasportare dall’emozione sull’onda dei ricordi, tendo ad allargarmi un po’ 🙂

Dunque, il giorno in cui conobbi questo personaggio non ero più nè un bambino nè un ragazzino, bensì un giovanotto maturo. Ma il mio fanciullo interiore non dorme mai 😉  E come per i precedenti che ho citato, pure qui si è trattato di un incontro decisivo nella mia formazione, per così dire, “spirituale”, di carattere fantastico-avventuroso. Il nostro amico è uno di quei tipi letterari con cui entri in sintonia all’istante, che hai la sensazione di conoscere da sempre, come se prima di allora avessi soltanto atteso e desiderato il momento di incontrarlo di persona.

Non saprei dire tuttavia, con esattezza, per quale motivo mi sia così affezionato a Wolverine. Credo dipenda dal fatto che è un tipo fuori dagli schemi, come lo straniero senza nome interpretato da Clint Eastwood nella trilogia western di Sergio Leone. Una sorta di antieroe, o meglio, un eroe “sporco”, in un certo qual modo atipico nell’universo dei supereroi; che non combatte in difesa dei deboli spinto dai propri sensi di colpa, come l’Uomo Ragno, o dal desiderio di vendetta contro il crimine, come Batman o il Punitore. Nè per un alto senso del dovere e di giustizia, vedasi Capitan America o Superman.
Wolverine fa ciò che deve fare perchè tale è la sua natura, come una tigre che difenda i propri cuccioli.

(continua)

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(La foto che compare nell’articolo è una copertina di Leinil Francis Yu tratta dalla miniserie Civil War)

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