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Da Lucio a Lucio… da Dalla a Battisti, sempre di marzo si tratta 🙂
Curioso come certe coincidenze capitino, e basta.
Douglas Adams sarebbe andato a nozze, con la sua garbata fantasiosa irresistibile ironia; lui che scriveva, ad esempio, che le cose che accadono, accadono; quelle che, accadendo, ne fanno succedere altre, ne fanno succedere altre; ma (avverte i suoi lettori) non necessariamente in quest’ordine 😀

Una settimana fa, i funerali di Lucio Dalla nel giorno del suo compleanno, quel 4 marzo che riecheggia nel titolo di una delle sue canzoni più antiche e famose. E oggi, mi scopro ad ascoltare un altro grande Lucio della canzone italiana, anch’egli scomparso (ed ormai da tempo, nonostante – apprendo con una certa sorpresa – fosse nato appena un giorno dopo Dalla), ad emozionarmi per brani magnifici che credevo di conoscere, e pensavo che non fossero poi quella gran cosa. Sì, d’accordo, canzonette sentimentali che hanno segnato un’epoca; ma in fondo un po’ troppo malinconiche, irrimediabilmente datate, acqua passata insomma. E invece, quanto mi sbagliavo!

A mia discolpa, riconosco un mio certo pregiudizio antico e inconsapevole, nato negli stessi anni in cui Battisti queste canzoni le cantava in tv o alla radio subito dopo averle composte, i primissimi ’70.
Anni in cui ero un bambino molto piccolo, che ancora imparava ad orientarsi nel mondo di casa propria, fra suoni e parole che provenivano da una strana finestrella proiettata su un mondo in bianco e nero sempre in movimento, oppure da un apparecchio radio con una pesante struttura in legno laccato e manopole rotonde, e dotato di un giradischi su cui ho imparato a far suonare i primi vinili della mia vita, alcuni dei quali conservo ancora oggi.
La radio no, purtroppo, quella bellissima radio-giradischi che (mi sono informato) era un regalo della mia cara vecchia nonna materna, buonanima, alla sua unica figlia che un giorno sarebbe divenuta mia madre ed all’epoca di quel dono aveva solo 16 o 17 anni.
Dunque la radio risaliva nientemeno che al 1959 o ’60, e oggi sarebbe un pezzo magnifico di antiquariato moderno o, come si dice adesso, di elettrodomestico vintage.

Purtroppo i miei genitori mi hanno consentito di farne scempio, pochi anni dopo quei miei primi approcci alla musica “interattiva” nei quali per ore sceglievo quali dischi ascoltare e riascoltare, piccolo dj in erba a mio totale uso e consumo. Fino a che, crescendo, mi venne voglia di vedere come fosse fatto quell’apparecchio al suo interno, eccitato all’idea di scoprire affascinanti meccanismi e (soprattutto) certo nella mia fanciullesca sicurezza che avrei saputo ricomporli ad occhi chiusi. In fondo, un cacciavite e un paio d’ore a farsi i  fatti propri smontando di buona lena una vecchia radio, ad un bambino di 7/8 anni non si possono certo negare. Ripensandoci, vorrei tanto che i miei vecchi avessero saputo dirmi di no, accidenti!

Ma a parte questo dettaglio, dicevamo… In quegli anni ho vaghi ricordi di passaggi in radio e in qualche trasmissione musicale in tv di canzoni un po’ strane, non proprio immediate, alcune perfino in una lingua straniera, che mi lasciavano uno strano senso di inquietudine; suppongo fosse perchè non riuscivo a capirle. Una cosa era ascoltare Bobby Solo cantare di Una lacrima sul viso, Little Tony con il suo Cuore Matto, Claudio Villa celebrare Granada, fino alla mia preferita in assoluto, una giovane e bellissima Raffaella Carrà in Ma che musica maestro. Buoni e anche ottimi brani di musica leggera certamente pure oggi, ma molto più diretti e comprensibili per un bambino di 2-3 anni qual ero allora, di quanto non potessero essere i Doors e i Pink Floyd; che infatti avrei guardato con diffidenza per molto tempo, fino a ben oltre l’adolescenza, prima di vincere le mie resistenze mentali e lasciarmi conquistare appieno dalla colonna sonora internazionale dei favolosi Anni ’70.

Ricordavo di aver ascoltato in modo inconsapevole certi brani quando ero ancora troppo piccolo per poterne apprezzare la profonda magia (per non parlare dei testi), e quel vago senso di un tempo perduto, incerto e malinconico, mi teneva lontano da essi anche ormai adulto.
Fino a che, poco per volta, avrei incontrato sulla mia strada amici capaci di incuriosirmi e farmi scoprire finalmente la sofferta allucinata poesia di Jim Morrison, o l’arte magnifica e potente come un volo su un tappeto magico di Waters, Gilmour, Wright e Mason.

In questo percorso di riscoperta musicale, la mia ritrosia nei confronti di Lucio Battisti ha resistito ancora più a lungo, fino a qualche giorno fa.
Non saprei dire per quale motivo, forse mancanza di curiosità, ed anche un po’ di diffidenza verso un artista di casa nostra così tanto celebrato da nostalgici addetti ai lavori di cui non ho grande stima. E poi, tanta altra ottima musica comunque già nota, di cui godere a mio piacimento.
Ma la scorsa settimana è alfine accaduto: il fortunato imprevisto, intendo, che mi ha portato a colmare questa lacuna. Ad una mia cara e giovane amica viene in mente un brano di Battisti, e mi gira via mail l’mp3. Si trattava di Confusione, e raramente, devo dire, ho ascoltato una melodia e un testo più improbabili, qualcosa che avrebbe forse voluto essere una lirica sperimentale – non è un caso, credo, che fosse stato scelto come B-side per il 45 giri de Il mio canto libero – ma alle mie orecchie suonava ridicola e trascurabile come i pezzi più melensi (o i più deprimenti, che in certi casi è lo stesso) di Marco Masini (°).

Non avertene per questo mio giudizio, sorellina, please 😉
Anche perchè, poi, questo “infortunio” in buona fede è stato il motivo scatenante di una bella scoperta. Avrebbe potuto essere la pietra tombale su qualsiasi latente possibilità che le canzoni di Battisti potessero un giorno entrare nella mia personale playlist. E invece, la cara fanciulla – di fronte al mio sorrisetto ironico – ha rilanciato, portandomi di lì a poco un paio di cd del su’ babbo, una raccolta di Battisti intitolata “Gli anni 70”, che ama molto anche lei. Li ho scaricati in mp3 sul pc, e questa mattina ho iniziato ad ascoltarli in cuffia mentre mi accingevo ad altri lavori alla tastiera.
E… oh my god! Che mi sono perso, in tutti questi anni!

A parte un paio di trascurabili eccezioni (fra cui quella già ricordata, che mi ritrovo anche in questa selezione in doppio cd), ho scoperto – e in diversi casi ri-scoperto – dei brani bellissimi: come non innamorarsene al primo ascolto, proprio non saprei 🙂
E dunque, ho scelto di manifestare questa mia riscoperta e nuova consapevolezza  pubblicando il video di un’esecuzione live de I giardini di marzo; non perchè sia giustappunto il mese in cui ci troviamo o perchè mi ricordasse Lucio Dalla, ma, molto più semplicemente, a motivo del fatto che trovo sia una canzone meravigliosa.

Un piccolo fiore perfetto, offerto con sobria quanto soddisfatta emozione dall’artista medesimo in uno studio Rai nel 1972, quando i cantanti andavano in tv per cantare i propri brani come chierichetti alla messa domenicale, sull’attenti e senza muovere un muscolo, tradendo solo un pizzico di comprensibile e giustificato compiacimento; introdotti da presentatori che non erano giornalistucoli o saltimbanchi improvvisati, ma importanti attori di cinema e teatro dalla dizione perfetta e con voce magnificamente impostata, come il grande Alberto Lupo che compare all’inizio del filmato che segue. Il tutto in bianco e nero, of course.

E se vi sembro un po’ nostalgico, con questi miei commenti, vi dirò… non rimpiango certo una tale compostezza in video, io che adoro sommamente non solo la voce potente e carezzevole di Bono Vox ma anche le sue movenze istroniche sul palco; ma di certo non posso fare a meno di sottolineare una serietà ed una preparazione che ormai son diventate merce rara, soprattutto in tv.
E’ un omaggio, il mio, ad una stagione per me così remota, innocente, e forse perduta. Ma non del tutto. Perchè, come canta Vasco, forse qualcosa si è salvato …anche se ho impiegato quasi 40 anni a scoprirlo 🙂

Buon ascolto, e buona visione.

(°) Affermo questo pur essendo un fan di Masini della prima ora, o meglio del suo primo album, quello omonimo pubblicato dopo l’esordio con vittoria a Sanremo del 1990 nella categoria Nuove Proposte; e in parte anche del secondo, a cui mi legano i ricordi di una singolare e bella stagione della mia vita… Ma questa è un’altra storia, e dunque ve ne parlerò un’altra volta 😉

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(La foto che compare in testa all’articolo è tratta da questa pagina web)

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